E’ strano come certi oggetti, certe situazioni, certe emozioni possano essere vissute dalla stessa persona e avere un significato totalmente diverso a seconda del periodo si svolgono. E’ strano perché si ha la sensazione di guardare proprio ‘un altro film’.
E’ il caso mio e della bicicletta. Ieri ho fatto una pedalata dopo decenni. Quasi due decenni circa. Mio fratello ha comprato una bici per fare le passeggiate con Tato, una cosa a dir poco romantica. Ieri sera la sediolina era finalmente montata e così in garage hanno fatto una prova con l’occhio divertito della ‘ia’ che li guardava un po’ sognante. Poi Tato voleva salire sulla sua macchinina elettrica gialla e la bici e rimasta poggiata al cavalletto finchè <perché no> mi sono detta. Dopottutto è proprio andare in bicicletta, non si dimentica mai. E in effetti dopo le prime pedalate rieccomi sulla bici. Che sensazioni diverse…
20 anni fa, andare in bici era un gioco. Uno dei giochi che si facevano con gli amici periodicamente.
Oggi, sarà che avere 30 anni, essere donna e single e indipendente e abitare per i fatti propri vuol dire vivere una serie di emozioni a metà fra una Bridget Jonese un’altra Carrie Bradshaw, ma mi sentivo libera. Libera col vento che mi carezzava il volto e la leggerezza di una farfalla. Insomma quasi una video di me stessa che va sicura in mezzo alle strade di una metropoli qualsiasi un po’ fuori moda sulla sua bici ma orgogliosa con uno di quei sottofondi musicali allegri e leggeri, un po’ indie-pop.
Sarà colpa di questi 30 anni e anche un po’ che la devo finire di guardare certa tv.
Sarà.
Certo la mia caduta comica con conseguente ecchimosi alla coscia sinistra e abrasione polso mi hanno catapultato immediatamente alla realtà e il vento ha subito smesso di accarezzarmi, in compenso stamattina, dolori!
Per qualche minuto però, ho sentito la libertà in corpo. g.i.(à)