lunedì, 09 giugno 2008




Ho un’immagine in movimento nella testa stamattina. Non so perché, o forse sì, ma non ha importanza.
Siamo seduti ad un tavolo, in quattro. Io, Elisa, Fidanzato di Elisa, e xxxxxx.
Abbiamo deciso all’ultimo momento di andare a cena insieme. Non accadeva da tanto tempo. In realtà è accaduto pochissime volte. Non accadrà più per altro. Uno dei quattro commensali non è più pervenuto. (Meno male) (Per me).
Siamo al tavolo dunque. Abbiamo ordinato il vino. Rosso. Siculo.
Ci accompagniamo spesso al rosso.
Io ed Elisa stiamo sedute di fronte e parliamo la nostra lingua. Come sempre.
Gli altri commensali ci guardano e sorridono.
Noi li interroghiamo : - eh allora? Sfottete?
- no, è che state dicendo praticamente due cose opposte. Una che il vino è caldo che non va bene, ma è buono, l’altra che il vino è a temperatura ottima ma che forse non è così buono.
- e allora? Ste risate?
- no è che però vi state dando comunque ragione. È caldo – certo è a temperatura giusta!
- ehm…ma no! Boh…o forse sì e non ce ne accorgiamo.
E allora mi viene in mente sabato pomeriggio. Questo sabato pomeriggio. Il prima e il dopo – vuoi una ciliegia? - E così, mi rendo conto che forse cambieremo abitudini, non molto tardi non co-abiteremo più, forse vivremo vite diverse, ma, alcune cose continueranno ad essere, per fortuna, sempre le stesse.   g.i.(à)

parole al vento di ghianda
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venerdì, 23 maggio 2008




« Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perché è in ciò che sta l'essenza della dignità umana. »

 

Giovanni Falcone.


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mercoledì, 21 maggio 2008




E’ strano come certi oggetti, certe situazioni, certe emozioni possano essere vissute dalla stessa persona e avere un significato totalmente diverso a seconda del periodo si svolgono. E’ strano perché si ha la sensazione di guardare proprio ‘un altro film’.
E’ il caso mio e della bicicletta. Ieri ho fatto una pedalata dopo decenni. Quasi due decenni circa. Mio fratello ha comprato una bici per fare le passeggiate con Tato, una cosa a dir poco romantica. Ieri sera la sediolina era finalmente montata e così in garage hanno fatto una prova con l’occhio divertito della ‘ia’ che li guardava un po’ sognante. Poi Tato voleva salire sulla sua macchinina elettrica gialla e la bici e rimasta poggiata al cavalletto finchè <perché no> mi sono detta. Dopottutto è proprio andare in bicicletta, non si dimentica mai. E in effetti dopo le prime pedalate rieccomi sulla bici. Che sensazioni diverse…
20 anni fa, andare in bici era un gioco. Uno dei giochi che si facevano con gli amici periodicamente.
Oggi, sarà che avere 30 anni, essere donna e single e indipendente e abitare per i fatti propri vuol dire vivere una serie di emozioni a metà fra una Bridget Jonese un’altra Carrie Bradshaw, ma mi sentivo libera. Libera col vento che mi carezzava il volto e la leggerezza di una farfalla. Insomma quasi una video di me stessa che va sicura in mezzo alle strade di una metropoli qualsiasi un po’ fuori moda sulla sua bici ma orgogliosa con uno di quei sottofondi musicali allegri e leggeri, un po’ indie-pop.
Sarà colpa di questi 30 anni e anche un po’ che la devo finire di guardare certa tv.
Sarà.
Certo la mia caduta comica con conseguente ecchimosi alla coscia sinistra e abrasione polso mi hanno catapultato immediatamente alla realtà e il vento ha subito smesso di accarezzarmi, in compenso stamattina, dolori!
Per qualche minuto però, ho sentito la libertà in corpo.  g.i.(à)

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lunedì, 12 maggio 2008




...la stradina appena sotto casa era ancora sterrata, io, carmen, alessandro, andrea e luca, finiti i compiti, trascorrevamo ancora i nostri pomeriggi giù in giardino. Tante giornate a 'inventarsi' nuovi giochi o a vivere le passioni del periodo. Le case di cartone, il periodo delle bici e quello dei pattini, i gavettoni, il calcio (io rigorosamente in porta), la pallavvolo, i 'negozi' di cianfrusaglie, le lotte a palle di fango per l'affermazione contro i nuovi arrivati del quartiere, il nascondino nelle serate estive e mille altri passatempi. Passatempi che sembrano di altri tempi. Bellissimi e indelebili ricordi. Correva l'anno 1986, il giro d'Italia passava proprio sotto casa, Francesco Moser era il ciclista più famoso e io avevo ancora otto anni. Ricordo la folla, le nostre urla e l'eccitazione per il 'grande' evento.

Undici maggio duemilaotto. La strada sotto casa non è più sterrata, il giardino è orfao di quei ragazzini urlanti che trascorrevano il tempo felici e spensierati a rincorrersi e a sognare. Un paio di loro già sono sposati e hanno pure dei figli. Io sono in ufficio. Sono trascorsi ventidue anni e i momenti felici e spensierati e i sogni ad occhi aperti non fanno più parte del vissuto quotidiano. Il giro d'Italia transita sotto casa ma senza quella gioia nel cuore di cui però ricordo per fortuna ancora il sapore.  g.i.(à)


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venerdì, 11 aprile 2008




  
Sarà che 30 è un numero importante;
Sarà che quest’anno è cominciato davvero bene e prosegue ancora meglio;
Sarà che certi gesti piccoli in realtà hanno una grande valore;
Sarà quel che sarà ma nonostante il (mio) gran giorno sia domani, ho già ricevuto nell’ordine :
 
Una crema per il viso che non è il regalo del compleanno ma ‘che l’ho presa per me e allora l’ho presa anche per te’ (come fosse normale)
Un bracciale e un paio di orecchini ‘questa è la prima parte del regalo’ (come se non fossero già abbastanza)
Un biglietto d’auguri musicale via posta ordinaria ‘dalla tua figlioccia amiche 4 ever’ (come se fossimo ancora vicine come anni fa)
Due sponsorizzatissimi anticipi d’auguri di quelli ‘ti faccio due regalini in anticipo’ (come se ci conoscessimo da sempre)
Non lo so, quasi quasi l’anno prossimo ripeto l’esperienza, di nuovo 30!  g.i.(à)
Val-aspirinagià software
aggiunta delle 18.49
io invece, proprio per il giro di boa che mi accingo a eseguire, mi regalo un ricordo della mia infanzia. Riguardandolo poco fa, due lecrime hanno rigato il mio volto.


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giovedì, 03 aprile 2008




**comincio a postare cose da non più giovane blogger.   g.i.(à)

 


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giovedì, 13 marzo 2008




…se una mattina recandosi in ufficio di cui si ha cura l’amministrazione, si canticchi allegramente ‘parimpapù eccomi qua, parimpapù combinaguai’, non sia esattamente un buon segno.          g.i.(à)


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mercoledì, 23 gennaio 2008




...le avevo dimenticate...mitiche!!!


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giovedì, 17 gennaio 2008




…mi capita spesso di trarre spunti per riflettere su diversi argomenti. Della mia vita ovvio, che questo è un blog, web log, un diario personale on line. Niente di interessante dunque, ma tant’è…
Stamattina Lei parla di Passioni sportive. Stavo per ‘commentare’ dicendo un po’ la mia, poi mi sono accorta che stavo diventando assai prolissa…quale migliore occasione, se non questa, per tirarne fuori un post!
Passioni sportive dunque, o meglio ancora Passioni in generale.
Dal di fuori, vedere vivere una passione sembra sempre un po’ folle. Un po’ esagerato. Sempre.
Nella mia vita ho avuto tre grandi passioni. Passioni vissute fino in fondo intendo.
Dagli 8 ai 14 anni la pallavolo.
Vivevo per quello. Ho giocato a livello agonistico da titolare praticamente da subito.
Allenamenti inizialmente tre volte a settimana fino ad arrivare a 5 allenamenti e il sabato parita. Tutti i sabati.
Sei giorni su sette saltando un allenamento solo in casi assolutamente rari.
Dai 14 ai 25 anni la danza.
Un mondo. L’intera adolescenza e oltre trascorsa all’interno di una sala piena di specchi e su un palcoscenico. Compleanni dei compagni di classe mancati perché le lezioni NON si poteva saltarle. Non si voleva essere assenti. Gioie e dolori. Passione pura che scorreva nelle vene. 11 anni senza mai mollare
Dai 25 a (…) Mario Venuti.
E sì che questa è la più difficile da ‘giustificare’. Come si fa a rendere credibile la passione per un cantante se hai già superato (e di molto) l’età dell’adolescenza. E poi è ben diversa da quella per uno sport e per un’arte. Insomma, perché? È la domanda più ovvia (e frequente).
E perché è la domanda più errata. Non c’è una risposta esaustiva, non esiste una spiegazione logica.
Non c’è un reale motivo per cui fare una ‘digressione’ di 900 km durante le proprie vacanze nel salento per andare a ri-ri-e-ri-vedere lo stesso concerto che hai visto sei giorni prima a soli 40 km da casa tua.
Come può sembrare assurdo ‘sistemare’ le tappe del tuo tour in sicilia a seconda delle date dei concerti (sempre uguali) dello stesso cantante.
E può sembrare inutile assistere ad un concerto nella tua città (senza fare finalmente nemmeno un km) e due giorni dopo prendere un aereo per bologna e ritrovarsi per altro in sua compagnia nel bus navetta per andare ad assistere anche (perché?) ad un altro concerto.

In realtà forse potrei dire che senza di loro molto di tutto questo non avrebbe lo stesso 'sapore', ma temo che la spiegazione possa diventare ancora più difficile.

Razionalmente 
queste cose non hanno molto senso, ma il bello delle passioni secondo me, o secondo come le ho vissute io, è che non vanno mai spiegate né giustificate. Bisogna solo sentirle da dentro e caricarsi dell’energia che riescono ad infonderti. Il resto non conta.     g.i.(à)

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giovedì, 14 giugno 2007




C’è da dire che sono sproloqui. Inutili, insensati e stupidi sproloqui. Internet ci ha resi tutti un po’ più chiacchieroni. Raccontiamo cosa ci piace, cosa leggiamo, cosa ascoltiamo, cosa diciamo ai i nostri amici, cosa ci piace e cosa ci sconvolge. Raccontiamo di noi cose che prima facevano parte delle pagine segrete che custodivamo gelosamente nei nostri diari chiusi nel fondo del cassetto o magari sotto al materasso per paura che la mamma lo trovasse.

Io ce l’ho ancora un diario a cui tengo. Ricordo che lo iniziai il 13 settembre del 1989 e che, casualmente ne scrissi l’ultima pagina il 13 settembre di cinque anni dopo.

Cose da ragazzina, le 50 lire (lire…) che raccolsi da terra cadute al mio amore platonico, le prime cotte, il terremoto (oddio lo ricordo ancora) del 1989, le liti in casa, l’idea fissa “me ne andrò di casa”.  Era una vecchia agenda il mio diario segreto. Custode di segreti, preziosi ancora adesso.

Che poi chissà perché non farei mai leggere neanche una riga a nessuno del mio diario e invece tengo un blog pubblico. Chissà chissà.

Sarà che adesso va di moda. Sarà che la moda/le mode, in generale, cambiano la nostra percezione di cosa è usuale e cosa, invece, diventa obsoleto.          g.i.(à)


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