...la stradina appena sotto casa era ancora sterrata, io, carmen, alessandro, andrea e luca, finiti i compiti, trascorrevamo ancora i nostri pomeriggi giù in giardino. Tante giornate a 'inventarsi' nuovi giochi o a vivere le passioni del periodo. Le case di cartone, il periodo delle bici e quello dei pattini, i gavettoni, il calcio (io rigorosamente in porta), la pallavvolo, i 'negozi' di cianfrusaglie, le lotte a palle di fango per l'affermazione contro i nuovi arrivati del quartiere, il nascondino nelle serate estive e mille altri passatempi. Passatempi che sembrano di altri tempi. Bellissimi e indelebili ricordi. Correva l'anno 1986, il giro d'Italia passava proprio sotto casa, Francesco Moser era il ciclista più famoso e io avevo ancora otto anni. Ricordo la folla, le nostre urla e l'eccitazione per il 'grande' evento.
Undici maggio duemilaotto. La strada sotto casa non è più sterrata, il giardino è orfao di quei ragazzini urlanti che trascorrevano il tempo felici e spensierati a rincorrersi e a sognare. Un paio di loro già sono sposati e hanno pure dei figli. Io sono in ufficio. Sono trascorsi ventidue anni e i momenti felici e spensierati e i sogni ad occhi aperti non fanno più parte del vissuto quotidiano. Il giro d'Italia transita sotto casa ma senza quella gioia nel cuore di cui però ricordo per fortuna ancora il sapore. g.i.(à)
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